IPer gli appassionati di progressive, buone notizie in arrivo dalla splendida
Sardegna ad opera del quintetto multietnico (chitarrista e batterista svizzeri,
cantante e bassista sardi e tastierista di origini sudamericane) che mette a punto
un'amalgama sonora dai risvolti decisamente interessanti.
I Solid Vision, questo il nome del quintetto, nonchè l'evoluzione di un progetto musicale denominato Mapo ed iniziato in Sardegna nel 1996, sono una della realtà di musica di maggior livello in ambito isolano e, in particolare, nel settore rock/metal.
Nonostante la giovane età, la band conta un nutrito stuolo di appassionati che li segue sotto palco e che testimoniano giornalmente il loro affetto tramite un gran numero di accessi sul sito internet della stessa band.
Questo primo album,fortissimamente voluto dall'intera band: Samuele Pintus (voce), Brian Maillard (chitarra), Yan Maillard (batteria), Riccardo Atzeni (basso) e Americo Rigoldi (tastiere), mette a fuoco tanta voglia di lavorare, il supporto della loro giovane casa discografica, e in più il sostegno di una causa benefica come la Polio Plus. In buona sostanza, gli ingredienti per la conquista del mercato della penisola sembrano esserci tutti.
L'album si muove tra i canoni del progressive metal: tuttavia, se la solida chitarra di Brian Maillard e l'uso di ritmiche dispari ricordano, inevitabilmente, le opere della band caposcuola, Dream Theater su tutti, limitarsi alla formuletta magica (tempi dispari+chitarra distorta0progressive metal...) ridurrebbe drasticamente l'operato complessivo della band sarda.
Infatti, questo album dei Solid Vision è sostanzialmente eterogeneo: la tecnica è ben presente ma non travolge l'economia dei brani, la cui successione è stata intelligentemente strutturata: una partenza bruciante con Out of control, brano trascinante e forse il manifesto del gruppo, seguito da 3 tracks decisamente più posate, con Samuele pintus (voce) sugli scudi.
La quinta track, Veronica, è il momento pop di qualità, mentre tra i brani sucessivi merita una menzione la settima, Perfect silence.Ma per finire, c'è il tempo di gustarsi un ottimo strumentale decisamente prog, per passare poi a Angel divine e The man without a face, ovvero i due brani che hanno contribuito in modo determinante a far conoscere i Solid Vision presso il pubblico locale.
La conclusione dell'album è affidata a una ballad con tanto di testo in italiano.
questo Eleven, dunque, è un album che merita un attento ascolto: forte di una produzione egregia ed improntato su sonorità che soddisfano l'appasionato di rock e metal, può tuttavia essere apprezzato anche dal pubblico che frequenta il circuito radiofonico più commerciale. Ai posteri l'ardua sentenza...
Federico Bacco - Guitar Club -
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